Da Novembre 2019, il ristorante La Madernassa con lo chef Michelangelo Mammoliti e il suo staff, ha ottenuto la seconda Stella Michelin.

«Nel mio ristorante il Tartufo Bianco d’Alba accompagna tante portate, dolci e salate, - dice Michelangelo - dalla Tarte Soufflé con cioccolato e gelato al tartufo fino al piatto “Ostrica e tartufo”». E proprio questo tartufo, da tutta Italia tanto amato, sta per essere candidato a Patrimonio Culturale Immateriale grazie all’idea di Giacomo Oddero, presidente del centro studi tartufo di Alba. Il nostro territorio é da sempre conosciuto come zona di raccolta del pregiato Tartufo Bianco d’Alba.

Ma come si trova un tartufo? Cosa c’é dietro il largo consumo di questo diamante bianco?

Alla base della storia di successo del tartufo c’è la ricerca. Nella notte, in aree boschive, nella segretezza assoluta, i famosi “trifulao”, preceduti dal loro cane, cercando riferimenti tra le piante alla ricerca di un albero che, l’anno precedente, ha garantito una raccolta fortunata. Pratiche e informazioni su luoghi propizi sono spesso tramandate di generazione in generazione verbalmente o al massimo annotate su quaderni ma assolutamente non divulgabili. La cerca è un gesto individuale, vissuto in simbiosi con il cane, è intuito e fortuna, conoscenza della delicata pratica dell’estrazione che avviene con il solo ausilio di uno strumento specifico per tipologia di terreno: in Piemonte si usa lo zappino. Insomma, la cerca del tartufo è ormai a tutti gli effetti parte integrante della cultura più intima del territorio.

Da qui l’idea di certificarne l’unicità e l’essenzialità, di formalizzare la creazione del mito.

La candidatura sarà presentata al Segretariato Unesco entro il 31 marzo 2020. Il passo finale sarà poi la commissione di Parigi nel novembre 2021.

In questo processo di candidatura un ruolo importante è stato svolto dal Servizio Unesco del Ministero dei beni culturali la cui professionalità ha consentito la raccolta e l’archiviazione di tutto il materiale raccolto.